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Menoventi

30 ottobre 2012

The Sandman

L’uomo della sabbia
Capriccio alla maniera di Hoffmann

Theatre Center “Na Strastnom”
Moscow (RU)

http://nastrastnom.ru

Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival delle Colline – Torino, Programma Cultura dell’Unione Europea nell’ambito del Progetto Prospero, Menoventi
Di Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele
Regia Gianni Farina
Musiche Stefano De Ponti
Costumi Elisa Alberghi
Foto di scena Arianna Lodeserto
Con Tamara Balducci, Consuelo Battiston, Tolja Djokovic, Francesco Ferri, Alessandro Miele, Mauro Milone

Capriccio alla maniera di Hoffmann

Questo Capriccio è, prima di tutto, un labirinto.
È un gioco di scatole cinesi, una narrazione senza fine in cui perdersi.
È il tableau vivant di una natura morta.

Nel racconto di Hoffmann i personaggi sfumano nel grigio panneggio della quotidianità, come riflessi automatici di uno stesso individuo. L’inquietudine generata dal Fantastico, dal Perturbante, dal Bizzarro spinge lo studente Nataniele verso una incauta consapevolezza di questo ingranaggio opacizzante, ma enorme è la distanza tra il desiderio e l’azione, la nevrosi soppianta la contemplazione nell’eterno conflitto tra immagini interiori e mondo esterno.

La sfida formale consiste nell’accensione di una lanterna magica capace di apparizioni e dissolvenze, portatrice di paradossali sovrapposizioni di contesti per mettere così in discussione, alla maniera di Hoffmann, ciò che i nostri occhi vedono: la cornice artefatta che chiamiamo realtà.

Benevolo spettatore,
Questa presentazione ti piace ?
Forse intimidisce un po’ troppo. Però la conclusione: “Benevolo spettatore, questa presentazione ti piace ?” cambia registro, non trovi ?
Peccato che ciò che viene definito “la conclusione” non sia una reale conclusione; dopo segue altro, come questa frase o altre che seguiranno l’espressione “dopo segue altro”.
Chiediamo scusa per tutti questi giri di parole, ma davvero non riusciamo a chiudere il discorso, non ne veniamo a capo.
Ora siamo andati a capo e il problema resta insoluto.
Come finire davvero ?
Ecco, si potrebbe scrivere “fine”, se solo queste parole facessero parte di un finale.
Invece, no, costituiscono la presentazione dello spettacolo.
Facciamo così: sospendiamo tutto, ne riparleremo dopo lo spettacolo.
Se solo stessimo parlando!
Però l’idea non è male, l’idea contenuta nella locuzione “sospendiamo tutto”, si intende.
Ascoltiamola, se è lecito dire “ascoltiamola” riferendosi ad un oggetto muto come la parola stampata.
“Seguiamola” forse è più giusto, suona meglio. Ma non parliamo più di suoni, seguiamola finalmente senza far seguire assolutamente niente all’esortazione “seguiamola