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Intervista ad Agata Tomsic, premiata a «Istria Nobilissima 2012» per il testo di Nympha, mane!

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di Gianfranco Miksa

La figura mitologica della ninfa e le influenze, dirette o indirette, che questa può avere sull’uomo. Il tutto filtrato attraverso uno sguardo sul mondo onirico-mitologico, sull’immaginazione dell’uomo e sulle sue alterazioni. Si presenta così il lavoro teatrale “Nympha, mane!” (copione integrale di forma scenica sperimentale), con cui la drammaturga Agata Tomsic si è aggiudicata il secondo premio (il primo non è stato assegnato) al Concorso d’Arte e Cultura “Istria Nobilissima” nella categoria Testi Teatrali. La motivazione della giuria riporta che “il lavoro è una reinterpretazione onirica del classicismo, legata all’eredità simbolista, con momenti di grande suggestione nel dialogo tra le forme pagane e la coscienza di cui sono la proiezione”.
Per Agata Tomsic è stata una piacevole sorpresa scoprire che la giuria, che non conosceva il suo lavoro di “creatrice di mondi” sulla scena, abbia apprezzato il tentativo di reinterpretazione di questi sulla carta.
A spiegarci “Nympha, mane!” è la stessa autrice: “Non si tratta di un’opera convenzionale – rivela -, suddivisa in atti, scene, monologhi e dialoghi tradizionalmente intesi, bensì di una forma ibrida, che soltanto sulla scena assume la sua naturale espressione”.

Il lavoro premiato verte attorno alla figura mitologica della ninfa. Com’è scaturita questa storia?
“Nel settembre del 2010 ErosAntEros, compagnia di arti performative, formata da me e da Davide Sacco, decide di intraprendere una ricerca sulla figura della ninfa in relazione all’uomo e al suo rapporto con le immagini, in vista di una nuova creazione, una forma spettacolare che ha avuto il suo debutto nel gennaio 2012, con il titolo di ‘Nympha, mane!’. Innamorati e rapiti da questa figura semidivina, abbiamo iniziato un percorso di studio e ricerca formale, immergendoci sempre più in quelle che Platone definiva ‘acque ninfali’. L’opera che ne è nata desidera trascinare lo spettatore nella mente di un ossesso, nel cuore delle sue molteplici e affascinanti allucinazioni, che dietro la sua stessa immagine riflessa appaiono sotto le sembianze di un’incantevole figura demoniaca. Questa ritorna con sempre maggiore forza e insistenza, trascinando l’ingenuo inseguitore all’interno di un loop che non gli lascerà alcuna via di scampo. In esso riaffioreranno le immagini di ninfe del passato, dei suoi desideri più segreti, delle sue perversioni più nascoste, e lo porteranno in un turbine di follia, che svelerà la propria delirante circolarità soltanto sull’apparente finire. Tutto il lavoro verte intorno a quest’idea di possessione ambivalente, secondo la quale nel desiderare eccessivamente un oggetto, in questo caso la ninfa – che altro non è che l’immagine dell’uomo stesso – si finisce inevitabilmente per esserne a propria volta posseduti. In casi estremi ciò può portare a una peculiare follia”.

Per la stesura di questo lavoro ha svolto delle ricerche particolari?
“Sono state di fondamentale apporto le letture di Ovidio, Paracelso, Dante, Boccaccio, Hans Bellmer, Mallarmé, Schereber, Jules Laforgue, Walter Otto, Agamben e altri ancora. Oltre a forgiare l’imago di questa creatura, la lettura di questi autori ha contribuito a creare un magma immaginifico più ampio, che toccando temi quali la follia, la memoria, il femminile, la possessione, il desiderio, il controllo, ha alimentato la forma ibrida che ne è nata. Il testo nasce come una sfida a mettere su carta, e in forma di spettacolo, il risultato delle nostre ricerche nell’arco di due anni”.

Che difficoltà ha incontrato nello scrivere il testo?
“Lo spettacolo utilizza e compone tra di loro molteplici linguaggi scenici contemporaneamente. Tra di essi vi sono ovviamente anche parti vere e proprie di testi, tutti originali e per lo più in versi, che si intersecano con gli altri piani espressivi. La difficoltà maggiore che ho incontrato nella scrittura del copione integrale consiste nel sincronizzare i vari elementi scenici che s’intrecciano perpetuamente. Scenografie, proiezioni video, luci e musiche s’intersecano con le azioni dei performer, con i dialoghi, i testi scritti (proiettati) e detti. Tutti questi linguaggi composti simultaneamente creano un corpo unico, che danno un senso al tutto solamente se considerato nella sua interezza. Il testo con cui ho partecipato al concorso, in realtà, è già mutato sulla scena. Seguendo gli impulsi derivati dal confronto con il pubblico esso è stato a volte compresso, a volte dilatato o anche, come nel caso di alcune poesie, riscritto da capo. In realtà non esiste una forma veramente definitiva di questo lavoro. ErosAntEros si prende la libertà di perfezionarlo costantemente, di replica in replica, anche se la struttura resta ovviamente la stessa”.

Ha intenzione di presentare lo spettacolo in Slovenia, magari a Isola, sua città natale?
“Sicuramente saremmo lieti di poter presentare il lavoro anche in Slovenia, magari nella mia città natale. Recentemente abbiamo iniziato a tessere alcuni rapporti con delle realtà di Lubiana, dove l’attenzione al teatro di ricerca e a linguaggi multimediali, come il nostro, trova in diverse strutture e festival la possibilità di manifestarsi. Da poco ci stiamo informando anche sulle possibilità offerte dal litorale istriano e triestino, ma purtroppo, per ora, non abbiamo ancora incontrato degli interlocutori interessati”.

Com’è scaturita l’idea di partecipare a “Istria Nobilissima”?
“‘Istria Nobilissima’ è un concorso che ho sentito nominare sin da bambina, soprattutto quando frequentavo il Ginnasio ‘Gian Rinaldo Carli’ a Capodistria, ma al quale, per un motivo o per l’altro, non avevo mai partecipato. Negli ultimi anni dell’università, dopo la laurea triennale, mi sono resa conto che i lavori da me realizzati sia per motivi di studio o, più tardi, di lavoro, potevano interessare un concorso come questo. Spinta anche dal desiderio di riavvicinarmi al territorio dove sono cresciuta, quest’anno ho deciso di tentare”.

Si aspettava un premio?
“In realtà no. Non me lo aspettavo soprattutto per la natura insolita e sperimentale dell’opera con la quale ho partecipato. Ma una volta saputo di essere stata premiata, ne sono stata enormemente felice. Sono lieta dell’attenzione e dell’apprezzamento della giuria e sicuramente in futuro parteciperò ancora a ‘Istria Nobilissima’, come drammaturga o magari anche in altre categorie”.