calendario

Fanny & Alexander

24 – 25 maggio 2014May 24 – 25, 2014

HIM

@ Frattale 2014 · Via IV Novembre 12 – Campanello bianco · Ravenna

http://collettivolacrisalidedaria.blogspot.it
http://fannyalexander.org

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Ore 18.30 – Per 15 spettatori – 74 min. – Ingresso 7 euro con buffet

produzione Fanny & Alexander
con Marco Cavalcoli
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
promozione Marco Molduzzi
ufficio stampa Marco Molduzzi
logistica Fabio Sbaraglia
amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza

si ringrazia Teatrino Clandestino

«E la voce?». Chiese la bambina.
«Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa.
E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi…»

F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz

Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso,
ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola.

Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938

Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità
di non controllarle mai fino in fondo.
Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti.

Maurizio Cattelan, Lectio magistralis

Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago – la grande testa, la bella dama, la bestia feroce – si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno?

Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla.
Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile.

Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz.
Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori.
La comicità scaturisce proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E‘ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film.

Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro.production Fanny & Alexander
with Marco Cavalcoli
dramaturgy Chiara Lagani
direction Luigi de Angelis
promotion Marco Molduzzi

press office Marco Molduzzi

logistics Fabio Sbaraglia
administration Marco Cavalcoli and Debora Pazienza
with thanks to Teatrino Clandestino

“But how about the voice?” she inquired. “Oh, I am a ventriloquist,” said the little man. “I can throw the sound of my voice wherever I wish, so that you thought it was coming out of the Head. Here are the other things I used to deceive you.”
F. L. Baum, The Wonderful Wizard of Oz

In spite of the hardness and ruthlessness I thought I saw in his face, I got the impression that here was a man who could be relied upon when he had given his word.
From N. Chamberlain’s speech at the House of Commons, 28 September 1938

Maybe what fascinates me of images is the very possibility to not control them all the way. I don’t exactly know why, but it always seems to me that images never belong to someone but, rather, they are near at hand, at everyone’s disposal.
Maurizio Cattelan, Lectio magistralis

In the end of her famous story Dorothy comes to Oz and, when her wish is about to be granted, she discovers that her wizard is a fake wizard and a real artist: a ventriloquist, skilled at air and hot-air balloons, illusions and other inexistent things. The alternate appearances of the wizard – the big head, the beautiful lady, the fierce beast – show themselves to be fictitious and mendacious. But were they really a fraud? If we wanted to give this wizard a face, and grant an instant appearance to his unmasking, maybe, more than an image, we would need a gap, a trace, a strip of his possible and mysterious aspect. But this snapshot would be as long as the story that produced it or was produced by the image, as long as the whole tale that seals it and is sealed by it. The Wizard, the story’s undiscussed protagonist, author of the work’s deceit and reality, maybe is its first and only client: a slight little figure drawn from some Baroque altar pieces, on his knees, cruel and pious, a three-dimensional ghost stolen from history or history of art, an ambiguous little statue removed from a more majestic, but yet invisible, civic monument. A movie on The Wonderful Wizard of Oz is projected on a big screen placed on the stage. Underneath it, at the centre of the scene, the figure of a little dictator-director, obsessed by the movie, incessantly dubbing it, arrogating all the roles and the whole sound to himself: voices, music and sound effects. The comic quality comes out from the impossibility to actually dub everything and, therefore, from the necessity to select each time the parts and situations to be given voice to. It’s as if the little dictator-director was „spoken“ by the movie. He properly fits different modalities to his voice for each and every character and event in the movie, in an exhilarating performative mixture on one hand exalting the movie’s events, coup-de-scènes and words, on the other hand offering the vitality of theatre’s modalities and rhythms.

Ore 18.30 – Per 15 spettatori – 74 min. – Ingresso 7 euro con buffet

produzione Fanny & Alexander
con Marco Cavalcoli
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
promozione Marco Molduzzi
ufficio stampa Marco Molduzzi
logistica Fabio Sbaraglia
amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza

si ringrazia Teatrino Clandestino

«E la voce?». Chiese la bambina.
«Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa.
E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi…»

F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz

Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso,
ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola.

Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938

Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità
di non controllarle mai fino in fondo.
Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti.

Maurizio Cattelan, Lectio magistralis

Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago – la grande testa, la bella dama, la bestia feroce – si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno?

Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla.
Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile.

Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz.
Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori.
La comicità scaturisce proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E‘ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film.

Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro.